giovedì 29 settembre 2016

Com'è il panorama? - M. Buzio / L'amico del cuore- P. Lasco




Buon pomeriggio lettori,
da tanto non passavo a trovarvi qui sul blog, ma lo sapete che in questo periodo sono poco costante. Insieme ai lavori (infiniti) di ristrutturazione in questa settimana la bambina ha preso la febbre, in effetti mi meravigliavo del fatto che iniziando l'asilo ancora non si fosse ammalata. Quindi potete immaginare...tutte le mie attenzioni sono state per lei. Ma torniamo a noi!
Oggi vi segnalo due romanzi di genere totalmente opposto, mi dite cosa ne pensate?












Titolo: Com'è il panorama?
Autore: Martina Buzio
Editore: Echos Edizioni
Prezzo: € 10.00
Acquistabile sul sito dell'autrice

Sullo stesso sito potrete trovare anche la presentazione del libro a Firenze.


"Provo ancora di leggere. Ma non ci riesco quasi qiù". Il racconto di Paolina inizia così, con il ritrovamento, nella tasca di un loden verde, di un testo incerto e sofferto scritto a mano anni prima dal marito malato. la protagonista, ormai cinquantenne, racconta la trasformazione della sua vita. Dal primo incontro con Giacomo fino al matrimonio; dalla nascita della figlia benedetta fino alla scoperta della malattia del marito, seguita dalla straziante discesa nel dolore. Un percorso di vita familiare, fra feste da sogno e dolorosi risvegli, ambientato in gran parte nella Firenze attuale. Pensieri, emozioni e stati d'animo raccontati con semplicità e ironia, così come dubbi e domande legate alla precarietà della vita.

Estratto da pag 46

Penso ancora adesso all'emozione provata camminando lungo la navata centrale della chiesa a braccetto a mio padre. La chiesa, per quanto grande, era stracolma di persone. Le panche erano addobbate con dei nastri bianchi e gialli e dei piccoli bouquet di fiori. L’altare, maestoso, in marmo bianco e verde, aveva ai lati semplici vasi di vetro trasparente con alcune calle e delle grandi foglie verdi di palma. Il lato sinistro della chiesa era riservato ai suoi parenti e amici, il destro ai miei. In quel breve percorso, che sembrò interminabile, vedevo gli occhi degli invitati tutti su di me, ma non ricordo di aver riconosciuto nessuno che fosse sul lato destro o, tantomeno, su quello sinistro della navata. Solo arrivata ormai in fondo riconobbi mia madre nel suo elegante abito rosso e nero.
Infine, Giacomo.
​Davanti all'altare sorrideva compiaciuto, forse della scelta del mio vestito, o forse, più semplicemente, del mio vedermi in quel luogo, mentre avanzavo verso di lui. Cosa pensa uno sposo quando aspetta la sua futura moglie in piedi davanti all'altare? Io non pensavo a niente, tanto ero emozionata e tutta concentrata nel far sì che i due piccoli paggetti che camminavano dietro di me, tenendo il mio lungo velo bianco in mano, non inciampassero rovinosamente compro- mettendo velo, acconciatura e quant'altro. Non accadde nulla di tutto ciò, ma in quel momento mi resi conto della scelta sbagliata che non mi permetteva di avere tutta la situazione sotto controllo. “Adorabili questi due bambini,” pensai “ma se avessero camminato davanti a me lanciando petali di rosa, sarebbe stato più rilassante!”.


Martina Buzio è nata a Firenze nel 1964, dove ha studiato lingue e letterature straniere rinunciando con felicità a conseguirne la laurea, richiamata dai consueti ruoli di donna, moglie e madre di tre figli, aggiungendovi però la passione per l'arte fruita e vissuta: dal disegno alla pittura in gioventù, dalla fotografia alla scultura negli anni più maturi, per approdare oggi alla scrittura. E' una nonna, una velista e una blogger. Questo è il suo romanzo d'esordio. 













Titolo: L'amico del cuore
Autore: Patrizia lasco
Editore: Selfpublishing
Pagine: 123
Genere: Romanzo rosa
Ebook: € 1.00
Acquistabile su Amazon


In questo romanzo la protagonista, dopo l’ennesima delusione, si trova di fronte ad un bivio, scegliere ascoltando il cuore o la ragione. Dopo varie esperienze negative, si troverà a dover affrontare la scelta più incredibile rispetto alla sua forma mentis, che le rivoluzionerà la vita. 
Un romanzo pieno di brio che vi strapperà un sorriso e vi farà trascorrere qualche ora spensierata.

Lasco Patrizia, nata a Santa Maria Capua Vetere il nel '78, ama scrivere racconti da sempre e il suo esordio è stato scrivere varie sceneggiature per rappresentazioni teatrali scolastiche su varie tematiche anche sociali, che hanno avuto sempre riscontri positivi.  Questo, però, è il suo primo  libro pubblicato su consiglio della famiglia, suoi primi lettori. Diplomata in Ragioneria e laureata nel 2004 in Giurisprudenza. Ama gli animali, i libri, la buona cucina, i viaggi, tanto che la sua serata ideale è quella che  trascorre vicino al camino con una cioccolata calda in una mano, i suoi cani sulla coperta e  nell'altra mano un libro con cui viaggiare in mille mondi diversi, accompagnandola in vasti orizzonti fantastici.

lunedì 19 settembre 2016

Recensione: L'uomo che inseguiva i desideri- Phaedra Patrick




Buongiorno lettori,
come ogni lunedì si riprende la routine sperando che il nuovo fine settimana arrivi presto per rallentare i ritmi e godersi i momenti più tranquilli e rilassati. 
Oggi vi voglio parlare di un libro ricevuto da Garzanti, una nuova pubblicazione che ha delle particolarità che la rendono una lettura piacevole.











Titolo: L'uomo che inseguiva i desideri
Autore: Phedra Patrick
Editore: Garzanti
Pagine: 277
Genere: Romanzo straniero
Prezzo: € 16.90
Ebook: € 9.99


Un uomo metodico il nostro protagonista, rimasto vedovo da un anno, ancora non si rassegna alla perdita. Esegue gli stessi identici gesti ogni mattina, alla stessa ora, nello stesso ordine. 
Arthur Pepper vive rinchiuso nei suoi ricordi e nella sua routine. I figli spesso gli dicono di sbarazzarsi delle cose appartenute a Miriam e preso il coraggio necessario, il giorno del suo anniversario di morte apre quell'armadio intriso di ricordi e dell'essenza della sua donna. Trova così un braccialetto da cui pendono dei ciondoli diversi, un oggetto che lui è ben sicuro di non aver mai visto al polso della moglie. Il primo ciondolo ad attirare la sua attenzione è un elefante con una pietra preziosa che porta un numero di telefono inciso su. Si, Arthur decide di chiamare, dall'altro capo del telefono un uomo indiano che racconta di aver conosciuto Miriam. Inizia così un'avventura che porterà il pensionato e vedovo Arthur a chiudere la porta di casa e partire alla ricerca di una vita precedente. Quella che sua moglie non ha voluto svelargli.
Siamo ultimamente abituati a leggere di protagonisti che ormai anziani danno una svolta alla loro esistenza, di solito sono burberi, talmente sinceri da diventare cinici e insolenti. Arthur invece è un uomo rimasto solo e sofferente. Ha perso la sua compagna di vita e l'unico modo per tenersi stretto i suoi ricordi è vivere nello stesso identico modo, arriva ad indossare anche gli stessi abiti che lei le sistemava sul letto, anche se stretti o scomodi. Lo fa per non tradirla in un certo senso. E se si siede a far colazione in un tavolo troppo grande e vuoto per una persona sola, lo fa perchè sa che lei è li con lui, al suo fianco, a vederlo far colazione. In questi momenti di solitudine in realtà soli non si è mai, e a dimostrarlo è la vicina di casa che porta da mangiare ad Arthur, caparbia e insistente, anche quando sa che lui è in casa e non vuole aprirle.
Il viaggio iniziato viene percorso seguendo l'ordine dei ciondoli, come un puzzle che si compone di tessere nuove che al primo sguardo ci disorientano ma che ad un'osservazione attenta ci dimostrano particolari e sfaccettature che prima ci sfuggivano. Un elefante lo ha portato in India, un cuore male agganciato lo riporta all'affetto dei suoi figli, un uomo e una donna che hanno ancora bisogno dell'amore paterno che lui aveva messo da parte.  Miriam appare una donna diversa da come sua marito la ricorda, intrepida, avventurosa, innamorata di un altro uomo. E allora i dubbi sono leciti, Arthur è convinto che vivere con lui sia stato per lei monotono e noioso, come se si fosse accontentata, vivendo in bianco e nero. Ma lo sappiamo che vedere la vita con le sue sfaccettature arricchisce, ed è così che si sente il protagonista di questo romanzo, ogni qual volta racconta la storia del braccialetto ad una persona nuova si sente cresciuto, si sente di cambiare interiormente. Ed è ciò che accade. Rivive le sensazioni di quella ragazza che ancora non era sua moglie e la comprende, e se è possibile, la ama ancor di più.


Un libro per tutti, una lettura leggera ma ricca di sentimenti. Pagine piacevoli con cui trascorrere questi primi giorni di pioggia, consapevoli che a fine libro, quando alzeremo lo sguardo avremo la sensazione che l'amore sia davvero immortale.



Phaedra Patrick ha lavorato come artista del vetro, come organizzatrice dei festival cinematografici e come responsabile della comunicazione. Vive a Saddleworth, nel Nord dell'Inghilterra, con il marito e il figlio






venerdì 16 settembre 2016

A ogni costo- A. Gjikdhima/ Le cronache dei cavalieri della notte- F. D' Avola




Buon pomeriggio,
mi sono messa al pc, controllo le mail e poi scrivo la recensione, mi sono detta...e invece...ho controllato si le mail ed ho deciso di dare anche oggi spazio agli scrittori emergenti, in modo da smaltire le loro richieste. Oggi vi presento due generi differenti, chi di voi legge i romanzi rosa o erotici, e chi i fantasy?










Titolo: A ogni costo
Autore: Anisa Gjikdhima
Editore: Self-publishing
Pagine: 111
Genere: Romanzo rosa
Prezzo: € 7.27
Ebook: € 2.99
Acquistabile su Amazon- Kobo




Per Alexander Volkov, mafioso russo di trent'anni non esiste il rifiuto. Mai avrebbe immaginato che una dolce ragazza Spagnola, gli avrebbe scombussolato la vita. Un colpo di fulmine, o meglio dire, uno scontro. Crystal ha appena compiuto diciotto anni, ed è in occasione di una festa in suo onore che conosce il misterioso Alexander. Ancora deve scoprire il mondo, e un uomo come lui non è di certo ciò che cerca nella vita. I due fanno scintille dal primo momento che i loro occhi si scontrano, e quando tutto sembra essere svanito, l'uomo prende una decisione importante che cambierà le loro vite per sempre. Lui la vuole a ogni costo, non importa quanto rischia, lei deve essere sua. Inizia cosi una storia tra amore e odio. Il diavolo e l’acqua santa. 

Serie MOYA 


A OGNI COSTO Vol. 1 
SEI SOLO MIA Vol. 2 
DISPOSTO A TUTTO Vol. 3 


ESTRATTI
   ‹‹Siamo in democrazia e non nel medioevo, lo sai questo?›› chiedo ironica. S’infastidisce, sguardo ammonitore, ma non ho intenzione di fermarmi proprio adesso ‹‹sono libera di scegliere, e non sei nessuno per decidere della mia vita›› protesto in tono più alto. Si volta verso di me con sguardo minaccioso ‹‹con me non funziona così›› ringhia tra i denti. Mi viene la pelle d’oca, mi stringo sostenendo il suo sguardo.


   ‹‹Sono un uomo possessivo e quando voglio qualcosa la prendo, sempre›› sussurra con malizia ‹‹mi piace dominare e pretendo obbedienza›› continua sfregando le labbra. Oh cielo, non respiro, ho caldo. Mi guarda negli occhi con una punta di malizia ‹‹non amo le smancerie, non dichiaro il mio amore in modo teatrale e cosa più importante …››

Anisa Gjikdhima. Sognatrice, lettrice accanita e scrittrice per passione. Ha iniziato a scrivere racconti sul web per poi pubblicare il primo romanzo Bello ma dannato con la Edizioni Epsil, uscito in libreria a giugno 2016. A luglio 2016 pubblica con Rizzoli collana youfeel DIMMI QUELLO CHE VUOI, DIMMI CHE MI VUOI e DIMMI CHE MI AMI.










Titolo: Le cronache dei cavalieri della notte. La guardiana degli Spiriti
Autore: Federica D'Avola
Editore: Germani Editore
Pagine: 132
Genere: Fantasy
Prezzo: € 12.75
Ebook: € 3.59
Acquistabile su Amazon



Laila è una tranquilla e un po’ annoiata quindicenne che trascorre le sue giornate in cerca di novità per fuggire dalla routine, fino a quando una musica, proveniente da una casa abbandonata, non la trasporta in un avventura incredibile che la cambierà per sempre. L’impossibile smette di essere tale e si intreccia alla sua vita. Una storia di amicizia e passioni, di avventure e combattimenti, in cui un gruppo di adolescenti è costretto ad affrontare delle minacce ben più grandi di quelle della propria età. Un racconto soft horror e di formazione che appassionerà i giovani lettori, regalando qualche brivido; ma anche la storia di un gruppo di amici che insieme cercano di affrontare le eterne problematiche del diventare adulti. 


ESTRATTI:
Laila non aveva mai percorso quella strada e per giunta era già calata la notte. Camminava in quella via deserta con lo zaino a penzoloni su una spalla e pensava a cosa avrebbe potuto vedere quella sera in tv.
Ad un certo punto si fermò in mezzo alla strada, aveva sentito qualcosa, ma non ci badò tanto e riprese a camminare. La luce dei lampioni sembrava affievolirsi ad ogni suo passo, mentre la luna piena si avvicinava sempre di più al punto più alto, in quel cielo pieno di stelle. Stavolta si fermò e non si mosse, c’era una strana musica nell’aria e la attirava sempre di più verso un portone. Era una strana melodia, era sempre più forte man mano che si avvicinava. Il portone era aperto, lo varcò e vide delle scale di marmo, ma non era sicura del colore, c’era più di uno strato di polvere che ricopriva gli scalini; le ringhiere erano piene di ragnatele e dalle mura l’intonaco si era quasi del tutto staccato. Il tutto era ricoperto dalle più buie tenebre. C’era un interruttore alla sua destra, provò ad accenderlo, ma non c’era corrente elettrica ed era sul punto di uscire e tornare a casa quando si ricordò una cosa. La sua amica diceva che era troppo curiosa, ma lei non ci badava molto, le piaceva essere così e portava sempre con sé, nella tasca superiore del suo zaino nero, una sorta di kit di sopravvivenza formato da una torcia, degli specchietti, un coltello da campeggio, una pinza e svariate forcine. Prese la torcia, la accese e cominciò a salire.
 Più saliva e più quella strana melodia diventava forte. Le scale le sembravano non finire mai e fu sollevata nel vedere a una decina di scalini di distanza da lei una porta. Salì lentamente quegli ultimi scalini, si guardò a destra e a sinistra fin quando non arrivò sul pianerottolo. La porta era di metallo, arrugginita in svariate parti, non era completamente chiusa, ma non era abbastanza aperta da consentire una sbirciata. Spense la torcia e tese le orecchie per sentire se c’era qualcuno. L’unica cosa che sentiva era la strana melodia che sembrava avere sempre lo stesso tono: incredibilmente malinconico.
Moriva dalla voglia di aprire quella porta, così la spinse, ma non riuscì a smuoverla. Provo svariate volte, ma essa non cambiava posizione neanche di 1 centimetro. Alla fine prese la rincorsa, ma la porta si aprì prima che la spalla di Laila toccasse il metallo e lei cadde a terra. Guardò dritto davanti a lei e quello che vide la sconvolse, la intimidì, ma poi la divertì, le piaceva quel che vedeva.


Il fascio di luce illuminava la creatura da quella che ormai sembrava un’eternità. Il mostro era basso, con carnagione grigia, magro e nudo, tranne che per uno straccetto che gli copriva dalla vita fino alle ginocchia. Aveva gli occhi neri e inespressivi e i denti appuntiti, ma la cosa più spaventosa erano i suoi artigli lunghi e affilati. Alek era rimasta immobile per tutto il tempo, ma, quando batté le palpebre, il mostruoso ghoul le saltò addosso. Alek si buttò di lato e la torcia e il coltello le caddero. Strisciò per prendere il coltello, ma, prima che l’avesse tra le dita, il mostro le salì sulla schiena e le trafisse con gli artigli la spalla destra. Alek se lo scrollò di dosso, si alzò e alzando il braccio destro, tenne sospeso in aria il ghoul, infine chiudendo la mano, lo strangolò.

A presto con il prossimo post

mercoledì 14 settembre 2016

Il coltello- Noemi Gastaldi / Nel battito del colibrì- Giuseppe Turchi / Necrotica. trama di un sogno e un sottile raso d'incubo- J. ScarlettRose




Buongiorno lettori,
dopo davvero tanto tempo torna la rubrica dedicata a chi vuole farsi conoscere. Oggi è il turno di tre libri brevi molto diversi fra loro...













Titolo: Il coltello
Autore: Noemi Gastaldi
Editore: Self-Publishing
Pagine: 30
Genere: Narrativa Fantasy
Ebook: € 0.00
Acquistabile su Amazon



Due facce separate da un coltello, una sola essenza: la lama. E quella lama, quel filo intangibile, non è cosa da aversi. Non si può far altro che tentare di recepirlo nei dolorosi tagli che sa infliggere.


Come inizia...



Pioveva, ma non troppo forte; tirava un vento leggero, e io stavo per spiare quel ragazzo per la prima volta.

Spiare, brutta parola. Dev'essere per colpa di quel suono iniziale. Sp. Sputacchio.
Brutto.
Brutto come una mattinata di fine autunno per un freddoloso che non ama svegliarsi presto.
Brutto come dover seguire una lezione del primo anno per uno che è quasi dottore. Mi sentivo come... riportato indietro. Ricacciato in un'aula vecchia che contavo di rivedere per discutere la tesi e non prima.
Tremante, assonnato e malumoreggiante, trassi un respiro ed entrai.
Le panche di legno debordavano studenti; cercai con lo sguardo una testa ricciuta tra gli spalti.
Bruno è alto e capellone ma, più in generale, è uno che si nota.
Non dubitavo delle parole del mio mandante, ma c'era davvero troppa gente. Presi posto nella fila di banchi più in alto, sperai di riuscire a scovare il ragazzo che cercavo approfittando di quel minimo di calma che l'inizio della lezione avrebbe portato, quando, finalmente, lo vidi.
Sì, si notava, decisamente.
Mi rialzai, scesi qualche scalino e lo raggiunsi. Scoprii che non solo era alto e ben piantato, aveva anche un volto particolare. Zigomi sporgenti e naso affilato, espressione assorta e occhi colore del ghiaccio; il tutto incorniciato da capelli lunghissimi e piuttosto scompigliati. Ribelli.
Era completamente preso dall'attività di sottolineatura di un plico di fotocopie; evidenziava tutto, anche le didascalie delle tabelle.
"Sai," mi avvicinai, "dicono che sottolineare tutto sia esattamente come non sottolineare affatto." scherzai.
Bruno non apprezzò; arricciò il naso, sbuffò, si girò a guardarmi con una gran fatica, quasi avessi distolto un pittore dall'atto di completare la propria opera d'arte. Per un attimo immaginai un pennello intriso di china tra le sue dita, al posto di quell'evidenziatore giallo così, improvvisamente, banale.
"Hai bisogno di qualcosa?" mi distolse lui. Il suo timbro era tagliente, proprio come i lineamenti del suo viso. Come lui. Suppongo che questa similitudine possa non giungere immediata, ma quando ripenso a Bruno è questo che mi viene in mente: la lama di un coltello che divide il prima e il dopo, il bello e il brutto, il giusto e lo sbagliato. Freddo e preciso. "O volevi solo farmi notare che sto usando il mio materiale didattico in modo indegno?" aggiunse, vedendo che la mia risposta tardava ad arrivare.
"Posso sedermi?" azzardai. Sorrisi, sperando capisse che il mio era solo un modo per rompere il ghiaccio.
Bruno sorrise a sua volta e mi fece spazio, poi più nulla. Rimanemmo lì, seduti sulla panca di legno, dritti e distanziati come due candele in un candelabro, per l'intera durata della lezione.
"Ti va un caffè?" proposi, quando finalmente fu il momento della pausa.
"Non bevo caffè, grazie." rispose gentilmente.
"O anche qualcos'altro..." provai a insistere, in fondo ero lì apposta per lui, "In genere, cosa fai durante la pausa?"
Bruno mi sorrise: "Sottolineo i libri fino a consumarli." infierì.
A quel punto mi sfuggì una risatina nervosa "Prima, in realtà, mi ero avvicinato per farti una domanda riguardo questo corso, poi sono stato distratto dal modo in cui eri così... così preso dal tuo evidenziatore, diciamo."
"Cosa volevi chiedermi?"
A quel punto, finalmente, riuscii a iniziare una conversazione con lui. Parlammo prima della lezione, in merito alla quale inventai qualche dubbio banale, poi dell'università in generale, infine anche un po' della sua situazione familiare, che scoprii non essere delle più rosee.
"I miei genitori sono entrambi morti in un incidente stradale, per questo lavoro già da un anno nel negozio che mi hanno lasciato, anche se non proprio a tempo pieno. Mia sorella è nella mia stessa situazione, dato che altri parenti vicini non ne abbiamo, così ci diamo una mano a vicenda... Temevo che non sarei riuscito nemmeno a diplomarmi, invece, eccomi qua."

Improvvisamente, realizzai che qualcosa non quadrava.
Quando la lezione riprese feci finta di seguire fino alla fine, per quanto fossi ormai irrimediabilmente distratto. Avevo programmato di accompagnare Bruno alla fermata del tram, o persino a casa o al suo negozio, invece, lo salutai frettolosamente e per quel giorno tornai ai miei affari.

Noemi Gastaldi è nata e cresciuta in provincia di Torino, città in cui attualmente risiede. Ama scrivere fin da quando era piccola, ma la sua prima pubblicazione risale al 2009, quando collabora al romanzo erotico-sentimentale “22 fiori gialli”, attualmente edito da Eroscultura. Nel 2011, affascinata dal mondo sommerso dell’arte indipendente, riprende in mano una vecchia bozza ideata anni prima e mette le basi per la saga “Oltre i confini”. Il primo volume della stessa, “Il tocco degli Spiriti Antichi“, viene auto-pubblicato nel novembre 2012. Il secondo volume, "Il battito della Bestia", viene auto-pubblicato nel gennaio 2014. Il volume conclusivo, "Il canto delle Forze Ancestrali", è disponibile dal marzo 2015.















Titolo: Nel battito del colibrì
Autore: Giuseppe Turchi
Editore: La Gru
Pagine: 92
Genere: Romanzo breve
Prezzo: €12.00
Acquistabile su Amazon



Passato, Presente e Domani sono i tre protagonisti che incarnano la coscienza di un uomo. Il primo è un vecchio rugoso ed elegante, custode della memoria e della storia. Il secondo, che subisce in prima persona ciò che l'uomo vive, è un ragazzino vestito con un pigiama che cambia sempre colore a seconda delle emozioni. Il terso, Domani, è un manichino dalle forme appena abbozzate, sempre triste perchè non riesce a dare senso al proprio essere. I protagonisti osservano il mondo reale all'interno di uno stanzone bianco e risentono in modo diverso degli eventi a cui assistono. Una serie di circostanze sfortunate porta passato a diventare grande e violento, mentre Presente risponde al dolore con l'apatia. Entrambi vorrebbero una vita migliore, eppure, nonostante i moniti di Domani, non riescono a costruire un futuro felice. A un certo punto, Passato diventa così forte da sottomettere i fratelli e impadronirsi della coscienza dell'uomo. Le cattive memorie cancellano ogni sentimento positivo, la voglie di crescere scompare e la depressione riempie il vuoto di un'esistenza alla deriva.
Solo l'intervento di un amore inaspettato permette a Presente di risollevarsi e colorare il suo pigiama di tinte bellissime. Grazie a un pastello fatto di sogni, il ragazzino comincia a disegnare una forma a Domani e finalmente costruisce il suo futuro. Purtroppo per loro, però, Passato non ha perso la sua forza e vuole riprendere il controllo. Egli è l'infelice custode dei complessi d'inferiorità e dei crolli dell'autostima, due elementi capaci di distruggere qualunque relazione.
L’ultima sfida vede la stasi opporsi al cambiamento, il male di vivere contro l’energia positiva donata dalle persone amate. Ancora una volta Presente e Domani subiscono i colpi del loro passato, ma quando il ragazzino capisce come trasformare il fratello cattivo in un mentore speciale, un’eterna canzone di serenità irrompe nello stanzone bianco e irradia i protagonisti di pace.  la coscienza dell'uomo, finalmente ricomposta, porta in  i nomi dell'amore e della gratitudine.

Estratto
La stanza tremò per un istante e le sue pareti si fecero opache.
Per un attimo Domani rinsavì dal trauma e percepì una forte pressione, come stretto in una morsa di cui Presente e Passato erano le ganasce.
«No! No! No! Non può andare tutto a rotoli in questo modo. Ragazzi, state su! Parliamoci, vi prego!» implorò il manichino in smoking, senza ricevere alcuna risposta. Andò dunque da Passato, che se ne stava dinanzi a una parete a fissare i suoi capelli nuovi, e gli mise una mano sulla spalla. «Fratello, che cosa sta succedendo? Presente ha perso colore e tutto qui sembra più buio!»
Passato si girò con un sorriso orribile, pronunciando un’unica parola: «Vattene».
Colto dall'agitazione, Domani cominciò a respirare con affanno e corse da Presente, ultimo baluardo della sua speranza. «Fratellino, cosa…»
Presente restò seduto con lo sguardo fisso sulla bolla e gli ordinò: «Siediti, Domani. Siediti e taci».
Il Futuro cadde dunque sulle proprie ginocchia, stanco, afflitto, senza energie: l’arrendevolezza di Presente era per lui come la più pesante delle ancore, era l’ossigeno che nel venire a mancare spegneva la fiamma.
Fu così che i due fratelli più giovani si sedettero vicini, in silenzio, mentre Passato, tra un tremore e l’altro, si caricava di forza. Noia e apatia regnarono sovrane fino a quando, colto da un’immagine particolare della bolla, Presente non iniziò un discorso con il fratello dall'abito nero. «Sai quanti battiti di ali compie il colibrì in un secondo?»
«Stai guardando un documentario? Scusami, ma non riesco a seguirti…» rispose Domani stralunato.
«I colibrì più grandi arrivano a dodici battiti, mentre i più piccoli ne compiono anche cento. Tutto in un fuggevole, insignificante, secondo» spiegò il ragazzino. «Sai, Domani, in ognuno di quei colpetti rapidi mi pare di vedere la vita dell’uomo, così breve, così improvvisa eppure, se la osserviamo in profondità, così ricca.»
Domani si coricò su un lato, dando le spalle al fratello, e ribatté poco convinto: «Perché dici questo? Che senso ha? Per te la nostra vita è tutta una serie di battiti malriusciti. Nel secondo che rappresenta la nostra esistenza, quel colibrì avrebbe senza alcun dubbio difficoltà a volare».
«Con tutta sincerità, fratello mio, io penso alla morte. Un attimo prima vivi e un attimo dopo sei già pronto per un viaggio che non sai dove ti porterà né se ti porterà da qualche parte. Se mi immedesimo nel momento in cui staremo per varcare quella soglia, sono assalito da una grande paura.»
«Ti rendi conto di quanto sei attaccato alla vita? Ecco perché hai paura» disse schiettamente Domani. «Per quanto strane o sgradevoli siano, noi abbiamo delle certezze garantite dal nostro essere vivi. La morte invece è un salto nel buio. Se credi davvero in Dio, hai paura del Giudizio, mentre se non ci credi, temi di perdere la tua autocoscienza. Penso proprio che per qualunque essere razionale la morte, intesa come annichilimento, sia inaccettabile, perché gli ruba la base stessa dell’esistenza: il pensiero. Potranno anche dirti che la morte è come un eterno sonno, ma non tengono conto che nel sonno si sogna e si pensa, anche se inconsciamente.»
«Io non voglio morire…» sussurrò Presente. «Ma non voglio nemmeno continuare a soffrire. Dolori, rifiuti, incertezze, irrisioni, litigi, privazioni… Basta!»
La stanza cominciò a vibrare come un cuore pulsante, mentre Passato lasciò la sua parete per avvicinarsi ai fratelli. Rideva con un’espressione strafottente dipinta sul volto e camminava con le mani in tasca, gongolando per chissà quale motivo. Alla fine si stagliò davanti agli altri due, guardando Presente con gli occhi sgranati e sentenziò: «Noi continuiamo a soffrire, perché voi siete incapaci di affrontare il corso naturale degli eventi».


Giuseppe Turchi, nato a Parma il 12/04/1989, vive in un piccolo paese di collina, Solignano.
Inizia a scrivere per sfida, in quanto il prof. di lettere delle superiori contestava spesso il suo stile. Da lì in poi si dedica a racconti e poesie. È diplomato in informatica, laureato in Studi Filosofici e Filosofia. Ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Nel Battito del Colibrì, con la casa editrice La Gru nel maggio 2016. Attualmente è in cerca di un editore per il suo secondo romanzo, Cortecce Rosse, e sta scrivendo il suo primo libro di fantascienza.












Titolo: Necrotica. Trama di un sogno e sottile raso d'incubo
Autore: Jessica ScarlettRose
Editore: Self- Publishing
Pagine: 95
Genere: Dark Fantasy
Prezzo: € 6.00
Ebook: € 0.99




L’Immortalità ha da sempre affascinato l’uomo. Sacerdoti, alchimisti, ricercatori basano i loro studi per prolungare la vita umana quanto più possibile, per combattere la paura della morte.

Poi ci sono i Vampiri.
Il lapislazzuli non protegge dalla luce del sole, che è rigorosamente vietata.
I sentimenti scemano pian piano, lasciando solamente una gran collera dentro di te, una furia incapace di essere colmata anche col sangue. Doversi attenere a Patti Antichi andando contro il tuo essere, dover rifuggire le persone che si amano, con cui si è stretto un profondo legame. Dover mentire sulla propria identità, sulla propria età, mostrarsi più stolti ed ignoranti di quanto non si è davvero. Dover custodire il segreto dei Secoli passati. Dover combattere contro superstizioni umane. 
È la dannazione, non il raggiungimento della Perfezione.
I Figli vanno scelti con cura. Coloro che hanno un animo predisposto all’adattamento e alla sapienza. Coloro che sono pronti a rinunciare a tutto, senza paura, seppur con riverenza. Coloro che non pongono mai interrogativi, ma sottomettono il loro volere ai più Anziani. Coloro che sono fedeli e che mai mostrano pentimento.
Quindi pensateci. Pensateci prima di compiere un passo su un terreno instabile e pregno di dolore, di rabbia, d’insoddisfazione, di vendetta.
Questa è la Condanna più grande che Dio potesse dare.


Silloge poetica costituita da cinquantacinque componimenti, in ordine non cronologico, inerenti alla figura del Vampiro.

Essa è volutamente atipica, in quanto strutturata in maniera più simile a una raccolta di racconti o a un romanzo breve. (Prefazione, preambolo, prologo...).
Contiene, dopo le svariate poesie, alcune curiosità e un racconto bonus a fine libro.


 A Jessica ScarlettRose, classe 1995, appartiene da tempo la voglia di scrivere, ovvero da quando frequentava le elementari; poi, alle superiori, divenne più consapevole. Ha pubblicato la sua prima opera (in formato cartaceo) nel 2014, un mese dopo il compimento dei diciannove anni, grazie alla casa editrice Kimerik. Partecipa ai concorsi più disparati, sia di genere narrativo, sia di poesia per i quali ha già ricevuto alcuni riconoscimenti pubblici. Riguardo al suo percorso formativo, si è diplomata presso il Liceo Psico Pedagogico Sociale; prosegue in via privata gli studi a impronta socio-umanistica, in quanto ora si diletta nello studio del linguaggio non verbale, della psiche umana e della criminologia. Scrive anche articoli tre riviste. Rispettivamente: NoèLife, Sociart Network e Shoujo Love. Di recente, ha incominciato a dare il proprio contributo a piccola casa editrice, in cui svolge il ruolo di Beta Reader e correttrice di bozze. Ama il genere gotico in tutte sue forme e declinazioni. Infatti posa in qualità di fotomodella alternativa dal 2014, un modo attraverso cui ha potuto, a maggior ragione, esprimere se stessa.


A presto


venerdì 9 settembre 2016

La ragazza che hai lasciato- Jojo Moyes



Buonpomeriggio lettori,
ieri ultimo matrimonio dell'anno per me, feste che mi hanno portata anche a fare qualche trasferta fuori regione, intanto ieri, dal parrucchiere ho terminato di leggere "L'uomo che inseguiva i desideri", di cui vi parlerò presto. Oggi vi racconto di un'autrice in cui ogni tanto mi piace rifugiarmi.












Titolo: La ragazza che hai lasciato
Autore: Jojo Moyes
Editore: Mondadori
Pagine: 417
Genere: Romanzo straniero
Prezzo: € 16.00



Sophie, è un nome adatto per la protagonista di questo romanzo. La immagino, nel periodo della Prima Guerra Mondiale,  insieme alla sorella a ad un fratello poco riconoscente, in un paesino al Nord della Francia, a gestire il Coq Rouge,un tempo l'albergo più fiorente della città, adesso adibito a mensa per i tedeschi. Il nuovo Kommandant è subito attratto dalla donna che fu e che si ritrova con sguardo fiero e appagato dipinta nell'unico quadro rimasto nel locale. A ritrarla è stato Edouard, suo marito, uno degli allievi del grande Matisse, adesso catturato dalle truppe nemiche e di cui non si hanno notizie certe, fino all'arrivo di una lettera anonima che metterà a rischio la vita di Sophie.
Liv vive a Londra, in un periodo molto lontano rispetto alle Grandi Guerre, è vedova, abita in una casa ultra moderna e lineare, dove l'arredamento è essenziale, ad eccezione di un quadro dalla cornice rovinata. Si intitola La ragazza che hai lasciato e raffigura una donna audace e visibilmente innamorata dell'uomo che la ritraeva. Liv non riesce a lasciarsi andare finché nella sua vita irrompe Paul che si occupa di recuperare opere d'arte trafugate durante la Guerra in modo tale che siano restituite ai legittimi proprietari o ai loro eredi. E' qui che le cose si complicano, perchè il dipinto che sta cercando è difronte a lui, è il quadro appartenuto un secolo prima a Sophie.
Non molti giorni fa vi avevo parlato di un altro libro che racchiudeva al suo interno delle similitudini con questo romanzo della Moyes. Entrambi si sviluppano in due periodi temporali diversi, hanno come protagonista un quadro e parlano della Guerra, il titolo è "I passi che ci separano", e il fatto che li abbia letti uno dietro l'altro è un caso. Evidentemente è i mio periodo artistico-storico.
Jojo Moyes, famosa per il suo "Io prima di te", proprio in questo periodo nella sale ( anzi, se lo avete visto ditemi se ne vale la pena), è una di quelle autrici che per me è un porto sicuro. Ammiro il suo tessere storie in archi temporali diversi e immaginare quale sia il punto di incontro che unisce i
protagonisti. Ed è quello che succede in questo romanzo. Sophie, è ammirevole, coraggiosa nell'affrontare quell'esercito di tedeschi che si siede nel suo locale a mangiare quando lei, sua sorella, i suoi nipoti e tutta la comunità sono affamati da settimane. Sfida il Kommandant, la sua aria di superiorità che si annulla durante quel ballo in cucina, così confidenziale e intimo, in cui si è solo due persone che ballano attorno ad un tavolo, che si muovono a ritmo di una canzone natalizia, in cui si è liberi dalla fame e dal freddo. Allo stesso tempo però, Sophie farebbe di tutto per ritrovare suo marito, anche concedersi a quel tedesco donandogli se stessa e quel quadro che lui ammira con devozione. Lei si fida della promessa fatta, fino alla fine, anche quando sarà prelevata e schernita, portata chissà dove e malmenata, lei sa che Herr Kommandant onorerà la promessa fatta.
E Liv a questo punto come se la caverà, anche per lei quel quadro ha un valore affettivo che va al di sopra ogni cosa, è un regalo, trovato in Spagna durante la luna di miele, per cui lotterà rischiando di rimanere sola, non allontanandosi mai dal suo passato.
Ho trovato questo romanzo molto nelle mie corde, mi è piaciuto, non mieloso, preciso, descrittivo, la parte riguardante Sophie l'ho adorata, ma...si, c'è un ma...Nei capitoli finali si districa la matassa attraverso il processo che deciderà se Liv dovrà restituire il quadro o potrà tenerlo, a mio avviso troppo lungo, allungato quasi per avere qualche capitolo in più. Questa è stata la mia sensazione, una visione dettata anche dal non mio particolare interesse per il diritto e i processi. Parte che va letta comunque con attenzione e che ci accompagnerà in un epilogo emozionante.
Infine, ma avrei dovuto dirlo all'inizio, vi ricordo che "La ragazza che hai lasciato" ha un prequel, dal titolo "Luna di miele a Parigi", che è un libricino di circa ottanta pagine, in cui l'autrice ci racconta un pezzetto di vita matrimoniale delle nostre protagoniste.

Un romanzo che scivola fra passato e futuro attraverso gli occhi fieri e seducenti di una donna mai invecchiata. 


Jojo Moyes, londinese, scrittrice e giornalista, ha lavorato a lungo all' "Independent", prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Attualmente è una delle più affermate scrittrici in Inghilterra e i suoi romanzi sono sempre in testa alle classifiche.





mercoledì 7 settembre 2016

I passi che ci separano- Marian Izaguirre




Buongiorno lettori,
finalmente recupero questa recensione "arretrata", sapete quanto ho la testa altrove in questo periodo.
Non avevo mai letto nulla di Marian Izaguirre e "I passi che ci separano" è stata davvero una bella scoperta.











Titolo: I passi che ci separano
Autore: Marian Izaguirre
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 352
Genere: Romanzo straniero
Prezzo: €19.90
Ebook: €9.99



Si sentivano così.
Unici.
Sempre in pericolo.

Il vento di Trieste fa si che due anime e due corpi si incontrino, fa che i loro discorsi si disperdano per poi tornare a farsi sentire nei momenti di lontananza e di tristezza. Salvador e Edita si conobbero in una giornata fredda, in cui la bora non dava tregua, in una Trieste degli anni venti
Entrambi giovani, disposti a fare pazzie e a pagare a caro prezzo il loro amore. Edita è nata a
Lubiana, ha una bambina piccola da accudire e un marito musicista in giro per l'Italia. Lui lavora per un grande scultore, Sergio Spalic, che ben presto entrerà in quell'ingranaggio di potere e rivoluzione che sta alla base della presa della città di Fiume, guidata da Gabriele D'annunzio. 
Salvador cerca qualcuno con cui fare il viaggio che lo riporterà a ritrovare quei luoghi e quegli oggetti che hanno rappresentato la sua giovinezza vissuta con Edita. Adesso è un uomo anziano, gli anni settanta stanno per concludersi, vive nella sua città natale, Barcellona. Ha un bisogno disperato di ritornare a Trieste, lo accompagnerà Marina, una ragazza che ha perso la sua spensieratezza e la sua libertà in una sola estate.
Inizio subito dicendo che questa lettura mi è piaciuta davvero tanto. Come vi ho anticipato nella rivisitazione della trama abbiamo due periodi temporali ben distinti. Salvador giovane e innamorato di una donna sposata e lo stesso uomo invecchiato e acciaccato che racconta la sua storia d'amore ad una ragazzina rimasta incinta. Una voce fuori campo ci accompagna poi in alcuni capitoli, scoprirete in seguito, se vorrete leggere il libro a chi appartiene, io vi svelerei troppo. La storia d'amore è ovviamente passionale e tormentata, Edita e Salvador sono due amanti clandestini e il momento storico in cui versa l'Italia in quel momento non li aiuta. Siamo negli anni in cui il Biennio Rosso segna scontri fra i vari partiti e le classi sociali, in cui Trieste veniva riconosciuta Stato Italiano. 
Gli Sloveni furono allontanati con la forza, e con loro anche Edita, suo marito, e Jana, la loro bambina. 
Come fare a comprare la libertà della sua amante a Salvador è subito chiaro, preleverà l' Annunciata, del famoso pittore Antonello da Messina, sarà un gesto di irriconoscienza verso Spalic, che di lui si fida ciecamente.
Un romanzo per chi ama la storia italiana e non solo, i riferimenti all'arte sono tanti, dipinti, sculture e musei ci vengono descritti e sono anche parte centrale degli eventi. Se invece la storia vi ha sempre annoiati, fin da quando eravate nei banchi di scuola, potreste trovare quelle parti lente e noiose. 

Amore, storia e arte si mescolano in questo romanzo e ne fanno una lettura completa e riflessiva. 


Marian Izaguirre (Bilbao 1951) è una delle scrittrici contemporanee più apprezzate in Spagna. Ha al suo attivo diversi romanzi e racconti, per i quali ha ricevuto numerosi riconoscimenti. E' l'autrice del bestseller "La vita quando era nostra", pubblicato da Sperling & Kupfer e tradotto con successo in tutta Europa.




Chi mi segue con costanza sa che ogni tanto quando scrivo una recensione mi piace approfondire qualche particolare del libro di cui si parla molto o che mi ha incuriosito. 
Oggi è la volta del dipinto che regalerà la libertà, pagata a caro prezzo, a Edita. 

E' l'Annunciata di Palermo del famoso pittore Antonello da Messina. Nel libro, questo dipinto viene ceduto a Spalic da Gabriele D'annunzio, in cambio della realizzazione di una scultura che rappresenti la Vittoria della presa della città di Fiume. Viene descritto perfettamente, e lo sguardo della donna viene interpretato in maniera diversa dai vari personaggi che lo ammirano. 
Ecco l'interpretazione di Marina:

"Marina gli ha messo una mano sulla spalla e ammira l'Annunciata come se fosse qualcosa che conosce da sempre. La targhetta non dice che è un'Annunciazione, ma lei lo sa benissimo; lo sa bene quanto Salvador, se non meglio. Quel gesto... Quello sguardo... Il turbamento di quella ragazza che vuole continuare la propria vita senza che nessun angelo decida per lei".



Questo è tutto ciò che vi volevo raccontare riguardo questo libro.
Aspetto i vostri pensieri...

domenica 4 settembre 2016

Incipit: L'uomo che inseguiva i desideri - Phaedra Patrick



Ed è domenica sera, 
il fine settimana per me è arrivato alla fine, fra poco ceneremo e domani via presto a controllare i lavori di ristrutturazione. Ma stasera, prima di addormentarmi voglio iniziare questo libro, e voglio leggere le prime pagine insieme a voi, per questo motivo, un post insolito rispetto alle mie abitudini...


Ogni mattina Arthur si alzava alle sette e mezzo precise, come quando la moglie Miriam era ancora viva. Si faceva la doccia e indossava i pantaloni grigi, la camicia azzurra e il gilet color senape preparati la sera prima. Si radeva e scendeva al piano inferiore.
Alle otto in punto si preparava la colazione, di solito una fetta di pane tostato con la margarina, si accomodava al tavolo di pino da sei posti, che adesso era diventato da uno. Alle otto e mezzo sciacquava le stoviglie e ripuliva il piano della cucina usando prima il palmo della mano, poi due salviettine profumate al limone. Dopo di che, la sua giornata poteva incominciare.
In un'altra qualsiasi bella giornata di maggio avrebbe potuto godersi il sole già alto in cielo. Avrebbe potuto dedicarsi a strappare le erbacce e rigirare le zolle in giardino. Il sole gli avrebbe scaldato la nuca e baciato la testa fino ad arrossarlo. Ricordandogli che era qui ed era vivo, a tirare ancora avanti.
Ma oggi, il quindicesimo giorno del mese, era diverso.
Era l'anniversario che attendeva con timore da settimane.
La data sul calendario Meraviglie di Scarborough attirava il suo sguardo ogni volta che ci passava davanti. Rimaneva a fissarla per un attimo e poi cercava di trovarsi qualche lavoretto con cui distrarsi. Innaffiava la felce, Frederica, oppure apriva la finestra e scacciava i gatti del vicino che cercavano di usare la sua aiuola giapponese come toilett.
Era passato un anno dal giorno della morte della moglie.


Io mi fermo qui con voi, ma so già che avrò il piacere di conoscere meglio Arthur e le sue abitudini. 
Vi auguro bei sogni