mercoledì 14 settembre 2016

Il coltello- Noemi Gastaldi / Nel battito del colibrì- Giuseppe Turchi / Necrotica. trama di un sogno e un sottile raso d'incubo- J. ScarlettRose




Buongiorno lettori,
dopo davvero tanto tempo torna la rubrica dedicata a chi vuole farsi conoscere. Oggi è il turno di tre libri brevi molto diversi fra loro...













Titolo: Il coltello
Autore: Noemi Gastaldi
Editore: Self-Publishing
Pagine: 30
Genere: Narrativa Fantasy
Ebook: € 0.00
Acquistabile su Amazon



Due facce separate da un coltello, una sola essenza: la lama. E quella lama, quel filo intangibile, non è cosa da aversi. Non si può far altro che tentare di recepirlo nei dolorosi tagli che sa infliggere.


Come inizia...



Pioveva, ma non troppo forte; tirava un vento leggero, e io stavo per spiare quel ragazzo per la prima volta.

Spiare, brutta parola. Dev'essere per colpa di quel suono iniziale. Sp. Sputacchio.
Brutto.
Brutto come una mattinata di fine autunno per un freddoloso che non ama svegliarsi presto.
Brutto come dover seguire una lezione del primo anno per uno che è quasi dottore. Mi sentivo come... riportato indietro. Ricacciato in un'aula vecchia che contavo di rivedere per discutere la tesi e non prima.
Tremante, assonnato e malumoreggiante, trassi un respiro ed entrai.
Le panche di legno debordavano studenti; cercai con lo sguardo una testa ricciuta tra gli spalti.
Bruno è alto e capellone ma, più in generale, è uno che si nota.
Non dubitavo delle parole del mio mandante, ma c'era davvero troppa gente. Presi posto nella fila di banchi più in alto, sperai di riuscire a scovare il ragazzo che cercavo approfittando di quel minimo di calma che l'inizio della lezione avrebbe portato, quando, finalmente, lo vidi.
Sì, si notava, decisamente.
Mi rialzai, scesi qualche scalino e lo raggiunsi. Scoprii che non solo era alto e ben piantato, aveva anche un volto particolare. Zigomi sporgenti e naso affilato, espressione assorta e occhi colore del ghiaccio; il tutto incorniciato da capelli lunghissimi e piuttosto scompigliati. Ribelli.
Era completamente preso dall'attività di sottolineatura di un plico di fotocopie; evidenziava tutto, anche le didascalie delle tabelle.
"Sai," mi avvicinai, "dicono che sottolineare tutto sia esattamente come non sottolineare affatto." scherzai.
Bruno non apprezzò; arricciò il naso, sbuffò, si girò a guardarmi con una gran fatica, quasi avessi distolto un pittore dall'atto di completare la propria opera d'arte. Per un attimo immaginai un pennello intriso di china tra le sue dita, al posto di quell'evidenziatore giallo così, improvvisamente, banale.
"Hai bisogno di qualcosa?" mi distolse lui. Il suo timbro era tagliente, proprio come i lineamenti del suo viso. Come lui. Suppongo che questa similitudine possa non giungere immediata, ma quando ripenso a Bruno è questo che mi viene in mente: la lama di un coltello che divide il prima e il dopo, il bello e il brutto, il giusto e lo sbagliato. Freddo e preciso. "O volevi solo farmi notare che sto usando il mio materiale didattico in modo indegno?" aggiunse, vedendo che la mia risposta tardava ad arrivare.
"Posso sedermi?" azzardai. Sorrisi, sperando capisse che il mio era solo un modo per rompere il ghiaccio.
Bruno sorrise a sua volta e mi fece spazio, poi più nulla. Rimanemmo lì, seduti sulla panca di legno, dritti e distanziati come due candele in un candelabro, per l'intera durata della lezione.
"Ti va un caffè?" proposi, quando finalmente fu il momento della pausa.
"Non bevo caffè, grazie." rispose gentilmente.
"O anche qualcos'altro..." provai a insistere, in fondo ero lì apposta per lui, "In genere, cosa fai durante la pausa?"
Bruno mi sorrise: "Sottolineo i libri fino a consumarli." infierì.
A quel punto mi sfuggì una risatina nervosa "Prima, in realtà, mi ero avvicinato per farti una domanda riguardo questo corso, poi sono stato distratto dal modo in cui eri così... così preso dal tuo evidenziatore, diciamo."
"Cosa volevi chiedermi?"
A quel punto, finalmente, riuscii a iniziare una conversazione con lui. Parlammo prima della lezione, in merito alla quale inventai qualche dubbio banale, poi dell'università in generale, infine anche un po' della sua situazione familiare, che scoprii non essere delle più rosee.
"I miei genitori sono entrambi morti in un incidente stradale, per questo lavoro già da un anno nel negozio che mi hanno lasciato, anche se non proprio a tempo pieno. Mia sorella è nella mia stessa situazione, dato che altri parenti vicini non ne abbiamo, così ci diamo una mano a vicenda... Temevo che non sarei riuscito nemmeno a diplomarmi, invece, eccomi qua."

Improvvisamente, realizzai che qualcosa non quadrava.
Quando la lezione riprese feci finta di seguire fino alla fine, per quanto fossi ormai irrimediabilmente distratto. Avevo programmato di accompagnare Bruno alla fermata del tram, o persino a casa o al suo negozio, invece, lo salutai frettolosamente e per quel giorno tornai ai miei affari.

Noemi Gastaldi è nata e cresciuta in provincia di Torino, città in cui attualmente risiede. Ama scrivere fin da quando era piccola, ma la sua prima pubblicazione risale al 2009, quando collabora al romanzo erotico-sentimentale “22 fiori gialli”, attualmente edito da Eroscultura. Nel 2011, affascinata dal mondo sommerso dell’arte indipendente, riprende in mano una vecchia bozza ideata anni prima e mette le basi per la saga “Oltre i confini”. Il primo volume della stessa, “Il tocco degli Spiriti Antichi“, viene auto-pubblicato nel novembre 2012. Il secondo volume, "Il battito della Bestia", viene auto-pubblicato nel gennaio 2014. Il volume conclusivo, "Il canto delle Forze Ancestrali", è disponibile dal marzo 2015.















Titolo: Nel battito del colibrì
Autore: Giuseppe Turchi
Editore: La Gru
Pagine: 92
Genere: Romanzo breve
Prezzo: €12.00
Acquistabile su Amazon



Passato, Presente e Domani sono i tre protagonisti che incarnano la coscienza di un uomo. Il primo è un vecchio rugoso ed elegante, custode della memoria e della storia. Il secondo, che subisce in prima persona ciò che l'uomo vive, è un ragazzino vestito con un pigiama che cambia sempre colore a seconda delle emozioni. Il terso, Domani, è un manichino dalle forme appena abbozzate, sempre triste perchè non riesce a dare senso al proprio essere. I protagonisti osservano il mondo reale all'interno di uno stanzone bianco e risentono in modo diverso degli eventi a cui assistono. Una serie di circostanze sfortunate porta passato a diventare grande e violento, mentre Presente risponde al dolore con l'apatia. Entrambi vorrebbero una vita migliore, eppure, nonostante i moniti di Domani, non riescono a costruire un futuro felice. A un certo punto, Passato diventa così forte da sottomettere i fratelli e impadronirsi della coscienza dell'uomo. Le cattive memorie cancellano ogni sentimento positivo, la voglie di crescere scompare e la depressione riempie il vuoto di un'esistenza alla deriva.
Solo l'intervento di un amore inaspettato permette a Presente di risollevarsi e colorare il suo pigiama di tinte bellissime. Grazie a un pastello fatto di sogni, il ragazzino comincia a disegnare una forma a Domani e finalmente costruisce il suo futuro. Purtroppo per loro, però, Passato non ha perso la sua forza e vuole riprendere il controllo. Egli è l'infelice custode dei complessi d'inferiorità e dei crolli dell'autostima, due elementi capaci di distruggere qualunque relazione.
L’ultima sfida vede la stasi opporsi al cambiamento, il male di vivere contro l’energia positiva donata dalle persone amate. Ancora una volta Presente e Domani subiscono i colpi del loro passato, ma quando il ragazzino capisce come trasformare il fratello cattivo in un mentore speciale, un’eterna canzone di serenità irrompe nello stanzone bianco e irradia i protagonisti di pace.  la coscienza dell'uomo, finalmente ricomposta, porta in  i nomi dell'amore e della gratitudine.

Estratto
La stanza tremò per un istante e le sue pareti si fecero opache.
Per un attimo Domani rinsavì dal trauma e percepì una forte pressione, come stretto in una morsa di cui Presente e Passato erano le ganasce.
«No! No! No! Non può andare tutto a rotoli in questo modo. Ragazzi, state su! Parliamoci, vi prego!» implorò il manichino in smoking, senza ricevere alcuna risposta. Andò dunque da Passato, che se ne stava dinanzi a una parete a fissare i suoi capelli nuovi, e gli mise una mano sulla spalla. «Fratello, che cosa sta succedendo? Presente ha perso colore e tutto qui sembra più buio!»
Passato si girò con un sorriso orribile, pronunciando un’unica parola: «Vattene».
Colto dall'agitazione, Domani cominciò a respirare con affanno e corse da Presente, ultimo baluardo della sua speranza. «Fratellino, cosa…»
Presente restò seduto con lo sguardo fisso sulla bolla e gli ordinò: «Siediti, Domani. Siediti e taci».
Il Futuro cadde dunque sulle proprie ginocchia, stanco, afflitto, senza energie: l’arrendevolezza di Presente era per lui come la più pesante delle ancore, era l’ossigeno che nel venire a mancare spegneva la fiamma.
Fu così che i due fratelli più giovani si sedettero vicini, in silenzio, mentre Passato, tra un tremore e l’altro, si caricava di forza. Noia e apatia regnarono sovrane fino a quando, colto da un’immagine particolare della bolla, Presente non iniziò un discorso con il fratello dall'abito nero. «Sai quanti battiti di ali compie il colibrì in un secondo?»
«Stai guardando un documentario? Scusami, ma non riesco a seguirti…» rispose Domani stralunato.
«I colibrì più grandi arrivano a dodici battiti, mentre i più piccoli ne compiono anche cento. Tutto in un fuggevole, insignificante, secondo» spiegò il ragazzino. «Sai, Domani, in ognuno di quei colpetti rapidi mi pare di vedere la vita dell’uomo, così breve, così improvvisa eppure, se la osserviamo in profondità, così ricca.»
Domani si coricò su un lato, dando le spalle al fratello, e ribatté poco convinto: «Perché dici questo? Che senso ha? Per te la nostra vita è tutta una serie di battiti malriusciti. Nel secondo che rappresenta la nostra esistenza, quel colibrì avrebbe senza alcun dubbio difficoltà a volare».
«Con tutta sincerità, fratello mio, io penso alla morte. Un attimo prima vivi e un attimo dopo sei già pronto per un viaggio che non sai dove ti porterà né se ti porterà da qualche parte. Se mi immedesimo nel momento in cui staremo per varcare quella soglia, sono assalito da una grande paura.»
«Ti rendi conto di quanto sei attaccato alla vita? Ecco perché hai paura» disse schiettamente Domani. «Per quanto strane o sgradevoli siano, noi abbiamo delle certezze garantite dal nostro essere vivi. La morte invece è un salto nel buio. Se credi davvero in Dio, hai paura del Giudizio, mentre se non ci credi, temi di perdere la tua autocoscienza. Penso proprio che per qualunque essere razionale la morte, intesa come annichilimento, sia inaccettabile, perché gli ruba la base stessa dell’esistenza: il pensiero. Potranno anche dirti che la morte è come un eterno sonno, ma non tengono conto che nel sonno si sogna e si pensa, anche se inconsciamente.»
«Io non voglio morire…» sussurrò Presente. «Ma non voglio nemmeno continuare a soffrire. Dolori, rifiuti, incertezze, irrisioni, litigi, privazioni… Basta!»
La stanza cominciò a vibrare come un cuore pulsante, mentre Passato lasciò la sua parete per avvicinarsi ai fratelli. Rideva con un’espressione strafottente dipinta sul volto e camminava con le mani in tasca, gongolando per chissà quale motivo. Alla fine si stagliò davanti agli altri due, guardando Presente con gli occhi sgranati e sentenziò: «Noi continuiamo a soffrire, perché voi siete incapaci di affrontare il corso naturale degli eventi».


Giuseppe Turchi, nato a Parma il 12/04/1989, vive in un piccolo paese di collina, Solignano.
Inizia a scrivere per sfida, in quanto il prof. di lettere delle superiori contestava spesso il suo stile. Da lì in poi si dedica a racconti e poesie. È diplomato in informatica, laureato in Studi Filosofici e Filosofia. Ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Nel Battito del Colibrì, con la casa editrice La Gru nel maggio 2016. Attualmente è in cerca di un editore per il suo secondo romanzo, Cortecce Rosse, e sta scrivendo il suo primo libro di fantascienza.












Titolo: Necrotica. Trama di un sogno e sottile raso d'incubo
Autore: Jessica ScarlettRose
Editore: Self- Publishing
Pagine: 95
Genere: Dark Fantasy
Prezzo: € 6.00
Ebook: € 0.99




L’Immortalità ha da sempre affascinato l’uomo. Sacerdoti, alchimisti, ricercatori basano i loro studi per prolungare la vita umana quanto più possibile, per combattere la paura della morte.

Poi ci sono i Vampiri.
Il lapislazzuli non protegge dalla luce del sole, che è rigorosamente vietata.
I sentimenti scemano pian piano, lasciando solamente una gran collera dentro di te, una furia incapace di essere colmata anche col sangue. Doversi attenere a Patti Antichi andando contro il tuo essere, dover rifuggire le persone che si amano, con cui si è stretto un profondo legame. Dover mentire sulla propria identità, sulla propria età, mostrarsi più stolti ed ignoranti di quanto non si è davvero. Dover custodire il segreto dei Secoli passati. Dover combattere contro superstizioni umane. 
È la dannazione, non il raggiungimento della Perfezione.
I Figli vanno scelti con cura. Coloro che hanno un animo predisposto all’adattamento e alla sapienza. Coloro che sono pronti a rinunciare a tutto, senza paura, seppur con riverenza. Coloro che non pongono mai interrogativi, ma sottomettono il loro volere ai più Anziani. Coloro che sono fedeli e che mai mostrano pentimento.
Quindi pensateci. Pensateci prima di compiere un passo su un terreno instabile e pregno di dolore, di rabbia, d’insoddisfazione, di vendetta.
Questa è la Condanna più grande che Dio potesse dare.


Silloge poetica costituita da cinquantacinque componimenti, in ordine non cronologico, inerenti alla figura del Vampiro.

Essa è volutamente atipica, in quanto strutturata in maniera più simile a una raccolta di racconti o a un romanzo breve. (Prefazione, preambolo, prologo...).
Contiene, dopo le svariate poesie, alcune curiosità e un racconto bonus a fine libro.


 A Jessica ScarlettRose, classe 1995, appartiene da tempo la voglia di scrivere, ovvero da quando frequentava le elementari; poi, alle superiori, divenne più consapevole. Ha pubblicato la sua prima opera (in formato cartaceo) nel 2014, un mese dopo il compimento dei diciannove anni, grazie alla casa editrice Kimerik. Partecipa ai concorsi più disparati, sia di genere narrativo, sia di poesia per i quali ha già ricevuto alcuni riconoscimenti pubblici. Riguardo al suo percorso formativo, si è diplomata presso il Liceo Psico Pedagogico Sociale; prosegue in via privata gli studi a impronta socio-umanistica, in quanto ora si diletta nello studio del linguaggio non verbale, della psiche umana e della criminologia. Scrive anche articoli tre riviste. Rispettivamente: NoèLife, Sociart Network e Shoujo Love. Di recente, ha incominciato a dare il proprio contributo a piccola casa editrice, in cui svolge il ruolo di Beta Reader e correttrice di bozze. Ama il genere gotico in tutte sue forme e declinazioni. Infatti posa in qualità di fotomodella alternativa dal 2014, un modo attraverso cui ha potuto, a maggior ragione, esprimere se stessa.


A presto


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