giovedì 9 luglio 2015

Il Creasogni-Simone Toscano



Appena uscita da una storia intensa, inizio a prendere confidenza con questa nuova avventura ringraziando l'autore, Simone Toscano, per l'omaggio...A voi l'incipit


«Lo faccia intenso e avvolgente, mi raccomando! Lo vorrei vivido, pieno di colori, ecco… e stavolta cerchi di stare attento ai tempi, perché l’ultimo era troppo breve. Ah, veda poi di metterci dentro anche un incontro, con degli sguardi. E che siano speciali, di quelli in cui ti imbatti quando meno te lo aspetti…».
«Ho capito, ho capito… Non si preoccupi, vedrà che sarà tutto perfetto», rispose quello muovendo appena le labbra quasi nascoste da una barba incolta. «Non deve insegnarmi lei il mestiere, signora. Si fidi di me per una volta, mi lasci lavorare in pace e vedrà che non se ne pentirà. In fondo l’ho sempre accontentata, mi pare… Però glielo ripeto, si deve fidare, altrimenti non andiamo lontano…». Era esigente Edmira Battistelli: ogni volta arrivava con il suo martellante incalzare e con l’ennesima lista di caratteristiche esageratamente dettagliate. Era fatta così. E provava a controllare gesti e comportamenti di chiunque le capitasse a tiro. In ogni attimo della giornata era pronta ad affondare il colpo, come se lo imporre richieste al prossimo le desse sollievo. In tanti rinunciavano a resisterle, e finivano con l’alzare le mani al cielo e chinare la testa, dandole ragione. Ma non questa volta: finalmente aveva trovato qualcuno in grado di darle battaglia e raccogliere quella sfida mai ufficialmente dichiarata, vuoi perché spinto dal desiderio di non dargliela vinta, vuoi per provare a metterla – finalmente – a tacere. Impresa ardua. «Deve essere stretto e soleggiato, ma non troppo, con un po’ di brezza, che però non mi scompigli troppo i capelli…». Continuava a snocciolare «particolari importanti da inserire lì dentro», uno dopo l’altro, come se stesse parlando del lavoro più facile al mondo. E ogni volta storcendo il naso al momento di pagare. Eppure Ettore – anzi, il «SignorEttore», come lo chiamavano i compaesani di Mangiatrecase – i soldi richiesti per i suoi prodigi li valeva eccome, perché nel suo mestiere non aveva rivali, unico com'era al mondo in quell'arte: il solo a essere in grado di dare vita ai sogni e di farli arrivare a chiunque decidesse; di crearli, nel vero senso della parola, modellandoli con le mani e con la mente, nello stesso modo in cui un artigiano, seduto al tornio, lavora a un vaso di creta. E così stava facendo quel giorno con la signora Battistelli.

Seguito sempre come inviato in Tv, ha portato dentro casa mia storie di vita vera, adesso sono curiosa di conoscere il suo modo di scrivere, sicura che mi condurrà in un mondo di sogni.

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