mercoledì 6 gennaio 2016

Il Siberino-Giovanna Roma/ Like Lions-Giorgia Vasaperna/ Ancora e mai più (nelle mutande)- Andrea Pistoia/ Margot-Monika M



Buongiorno, si torna alla quasi normalità con le segnalazioni degli scrittori emergenti, riuniti anche questa volta in un solo post perché credetemi, sono davvero tanti! 
Buona lettura!












Titolo: Il Siberiano
Autore: Giovanna Roma
Editore: Self-Publishing
Pagine: 347
Genere: Dark Romance
Ebook: €1.99
Acquistabile su Amazon


Sono stato tradito dal mio migliore amico.                                                 
Maksim non ha ben chiaro contro chi ha dichiarato guerra.È giunto il momento di un cambio al vertice, di pagare per i propri errori.Lacrime di sangue righeranno le guance della sua bella Katerina.     
Non supererà mai il dolore che gli infliggerò. Ha avuto l’audacia di tradirmi ancora, ma scoprirà sulla sua pelle che sarebbe stato meglio non essere ritrovati dal Siberiano. 


Estratto

«Voglio che ricordi che io non sono l’eroe buono e mai lo sarò.» La voce densa mi aggroviglia lo stomaco e salire le lacrime agli occhi. A sentirlo parlare sembra davvero condannato alle fiamme per l’eternità e a non bramare altro.

«Quindi era giusto ucciderli?» Ha un’espressione tesa. «Perché è questo che fanno i cattivi, uccidono i buoni, non è vero?» 
«Sta zitta!» scatta in piedi, stringendo forte i pugni.
«Non c’è bontà in me, Kate. Non perdere tempo a cercarla.» Gli occhi sono inferociti e urlano un bisogno selvaggio di distruzione.
«Non cerco la bontà, ma la tua paura.» Gli afferro un pugno delicatamente, ma lui tira via il braccio come scottato.
«Vedi muscoli, testa, occhi.» Le sue mani grandi percorrono ogni parte del corpo. «E credi che dentro tutto questo ci sia un’anima. Ma non è così. Quei due vecchi pensavano che amandomi, avrebbero risvegliato qualcosa in quel bambino.» Si piega su di me, puntando le mani sui braccioli. Sprofondo quanto più posso con la schiena nella spalliera. Avverto il suo respiro caldo sulle labbra. «Hanno risvegliato la bestia e li ho uccisi.» La voce profonda è agghiacciante. Aprirgli il proprio cuore vuol dire solo morire tra atroci dolori, è questo che cerca di dirmi. Anche quando si è trattato di riconsegnarmi a Sergey, è uscito di testa. Temeva che lo abbandonassi.
«Hai solo paura, Maksim.» Paura di rimanere solo, ma anche di non poter contraccambiare un sentimento così forte. Non sa come si fa? Se riuscisse a lasciarsi andare, ad aprire le braccia e accogliere quello che posso dargli, la situazione sarebbe diversa. Potrebbe perfino fidarsi di me. L’amore spaventa, però se non lottiamo in suo nome, quale può essere il significato delle emozioni? Crede che qualsiasi gesto affettuoso possa compiere, non sia mai abbastanza? Non saprei e non ho tempo per rifletterci, perché mi attacca con un bacio profondo, rude. Morde barbaramente le mie labbra fino a farle sanguinare. Lotto con tutte le forze per togliermelo di dosso, ma si avvinghia con un braccio dietro la schiena e stende indietro il sedile. Il colpo mi fa strillare. Tento di allungarmi e raggiungere il suo pugnale sul lato destro. Se ne accorge e mi inchioda il polso sopra la testa. Con la mano libera si sbottona i denim e solleva il mio vestitino corto. Non porto le mutandine e gli è facile penetrarmi. Fa malissimo, non ero preparata. Si agita, grugnisce, mi morde le guance, il collo, l’orecchio. Provo dolore e non solo fisico. Il cuore è allo stremo delle forze. Ho taciuto i miei sentimenti al mondo intero, però adesso anche lui ha bisogno di sfruttare la sua voce ed è stanco di veder cibare solo il corpo. Vuole nutrirsi di quel nettare che soltanto un altro cuore sa donare. Maksim si blocca di punto in bianco. Non credo sia venuto e neanche che si sia addormentato. La testa immersa nei miei capelli non mi permette di vedere l’espressione del suo volto.

«Puoi prendertela con me, come sei solito fare, però non cambierà nulla. Potevo scappare, invece sono rimasta.» La voce è spezzata dalle lacrime. Si solleva sulle braccia e mi fissa con occhi assenti.


**Attenzione**

Questo romanzo contiene situazioni inquietanti, scene molto forti, violente, esplicite e un linguaggio crudo. Non adatto a minori o persone particolarmente sensibili o suscettibili. Leggerlo potrebbe scioccarvi, persino disturbarvi.













Titolo: Like Lions
Autore: Giorgia Vasaperna
Editore: Panesi Edizioni
Pagine: 178
Genere: Urban Fantasy
Ebook: €0.99
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Per Avril la vita è come un bivio senza indicazioni: non è facile capire cos'è giusto o sbagliato. D'altronde, chi non avrebbe difficoltà con una madre come Tenebra, l’incarnazione del Male? Il Castello Oscuro non dovrebbe essere un posto per ragazzini, eppure lei convive ogni giorno con il dolore dei Servi, le anime degli esseri umani più crudeli mai vissuti sulla Terra. Avril infatti vive su Kyom, il pianeta dei morti, ma non ha mai lasciato le mura del Castello Oscuro. È persino convinta di non avere un padre, finché un giorno un giovane guerriero le rivelerà una verità che le cambierà la vita per sempre.

"Vidi due occhi nel buio, rossi come il fuoco e accecanti come il sole; sentii una voce oscura sussurrare qualcosa. Purtroppo, non capii nulla. Fu qualcosa di terribile... qualcosa che fece riemergere in me un trauma a lungo sepolto, dimenticato."


Giorgia Vasaperna è nata il 26 aprile del 1996 a Catania, dove tutt'ora vive. Frequenta il corso “Scienze e lingue della comunicazione” all'università di Catania. Le piace recitare, cantare, suonare il violino e, ovviamente, scrivere.  











Titolo: Ancora e mai più (nelle mutande)
Autore: Andrea Pistoia
Editore: Youncanprint
Pagine: 228
Genere: Romanzo
Prezzo: €15.00
Ebook: €2.99
Acquistabile su Amazon


Può un amore tradito dare il colpo di grazia a tutto ciò che di buono c’è in Edmondo, spingendolo a manifestare il suo lato più irriverente e cinico? Naturale, dato che in certe situazioni si può solo soccombere o reagire. Ma da un ventitreenne che si fa soprannominare Mondo, che vacilla continuamente tra il complesso di Edipo e quello di Rocco Siffredi e che possiede un ego smisurato, con istinti di onnipotenza e quel cinismo che piace, non ci si può aspettare di certo la resa.

D’altro canto, resta sempre un ragazzo gettato nella fossa delle leonesse milanesi. E allora, cosa può fare se non chiedere aiuto ai suoi sempre-ingrifati amici e al suo datore di lavoro (un latin lover fatto e finito) e gettarsi in mirabolanti avventure notturne nella Milano modaiola, sperando non di uscire vincitore ma almeno di sopravvivere dignitosamente alla notte e di trovare un po’ di felicità ‘sottocoperta’?
Ma è a tutti gli effetti una ‘mission impossible’, tra ragazze snob, insicure o mentalmente instabili e seduttori più agguerriti ed implacabili di lui.
Trascinato dagli eventi, il protagonista alterna momenti di cinismo acuto ad inaspettata sensibilità, comicità da scaricatore di porto ad intelligenza arguta. Ma non possiamo neanche fargliene una colpa;  è semplicemente un ragazzo immischiato negli ingranaggi della vita.

In un susseguirsi di episodi esilaranti, amici spassosi e dialoghi sopra le righe, ci si accorge di come questa storia sia, in fondo, la vita di ognuno di noi, fatta di tentativi di distinguersi dalla massa, di sogni da mantenere sempre vivi e di seduzione ‘take-away’ così attuali e realistici da indurre ogni lettore a rispecchiarsi nel protagonista e a rivivere quelle vittorie e sconfitte che l’hanno reso l’uomo di oggi.


Incipit

Adrenalinico come non mai, schizzo con la mia automobile per le strade deserte della mia città natale fino a giungere a destinazione: casa della morosa. Accosto e scendo. Non posso far a meno di squadrare la mia Utilitaria Atomica come fosse un mostro dalle fauci assassine. Quante ragazze vi sono salite per poi scenderne, un’ora dopo, donne… 
La mia fuoriserie, un prolungamento della mia virilità, già di per sé immensa. Intorno a me c’è un silenzio da sogno o da incubo, a seconda che dietro l’angolo trovo la Grande Luce ad attendermi o un assassino bramoso di macinarmi nel tritacarne. Col passo di un Buddha m’incammino verso la casa della mia dolce metà. Certo è che sarà una bella sorpresa per Luana, la mia sexy fidanzata. Non se l’aspetterebbe mai. Almeno se mi fossi sparato qualche superalcolico prima avrei potuto usare questa scusante per questo stato d’estasi ma, ahimè, sono astemio. Bando alle divagazioni da aspirante intellettuale, sono sempre solo in questa notte, con una strada che non smette di sorprendermi e una bottiglia di spumante analcolico nella mano (pensavate che stessi scherzando sull'essere astemio?). 
Nell'aria si sente già la fragranza di una primavera ormai alle porte. Respiro a pieni polmoni il profumo di questa serata di marzo mentre giungo a destinazione. Alzo la testa. Al posto del cielo c’è un condominio di dieci piani che inghiotte stelle e libertà. Sosto davanti ad un portone finto settecentesco con i volti di due Gargoyles dall'aspetto grottesco impressi sul legno. Sputo in faccia ad una statua. Mi sono sempre state sul culo le leggende. Prendo la rincorsa per citofonare ma all'ultimo freno sgommando con le suole, facendo un gran polverone e puzzo di gomma bruciata. 
Forse sta dormendo. Forse sta sognando il principe azzurro, ovvero me. Forse è tardi. In fondo se non c’è nessuno per strada ci sarà un motivo, al di là del suicidio collettivo. Mi guardo intorno in cerca d’ispirazione, di consiglio. Un cane randagio cammina lento dall'altra parte del marciapiede. E’ piccolo e spelacchiato, che se non l’avessi guardato con attenzione l’avrei scambiato per un ratto. Decido di andarmene. Attraverso la strada e torno alla mia fuoriserie. 
Il rumore di un’automobile in corsa mi fa voltare verso la casa di Luana. Dal nulla appare un’utilitaria che occupa spazio zero ma beve carburante a cisterne. Il suo colore, un giallo diarrea di uccellino minuto ma che quando ci si mette ne fa tonnellate, mi è familiare. La ragazza e il suo accompagnatore mi sono familiari. Luana è vestita al top del suo splendore, con una gonna di pelle nera da ultimo grido, da infarto, e calze a rete capitolate da un paio di scarpe con tacco rosso fuoco in stile ‘Più porca di così si muore’. Luca, il mio miglior amico, è vestito come al suo solito alla bell'e meglio, con dei jeans sbiaditi e un giubbotto di finta pelle che si direbbe essere firmato ma non si capisce se da uno stilista famoso o dal vu cumprà del supermercato di fianco a casa mia. A vedere lei sembrano esser andati in una discoteca d’alto livello. A guardare lui ad un raduno di infartuati disabili. 
Mi nascondo nell'ombra di un lampione rotto, da buon ninja schizofrenico, e osservo. Luana parla, visibilmente alterata. Alza a tratti la voce e nell'eco della via deserta le sue parole suonano come stramazzi di un’oca. Luca resta fermo, biascica qualche parola e gli prende un tic nuovo: si prende a schiaffi in faccia ogni due secondi. Lei rincara la dose. Si avvicina all'interlocutore minacciosa, pronta a colpirlo con la sola forza di volontà, poi tutta la sua determinazione si perde in una lacrima che le scivola sul viso come una fontana. Luca abbraccia la ragazza quando una seconda stella liquida le appare sul viso. Lei alza lo sguardo verso di lui e la distanza tra le loro labbra si accorciano pericolosamente... … E io corro nella direzione opposta, rubando solitudine al cielo e singhiozzi al vento. Corro fino a sentire il cuore scoppiarmi nel petto.

Andrea Pistoia si racconta: 1976 Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano, una ridente cittadina pavese. Attraverso la mia infanzia giocando, facendo i capricci e inventando storie avventurose con i miei robot come protagonisti. 1988 A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Da lì ai decenni a venire è stata un’escalation di letture, inarrestabile e senza fare superstiti.
2000 Scrivo ‘Ancora e mai più nelle mutande’. Cambio lo stile narrativo scoprendo di trovarmi più a mio agio con un linguaggio più schietto e leggero che non con uno serioso e ponderato. Ricevo nuovi apprezzamenti da alcune case editrici (ma la crisi, editoriale e non, incombe sempre più).
2001 Gli anni del giornalismo. In due anni scrivo per alcuni giornali locali e per la rivista ‘Idea Web’. Anche qui non posso esimermi dal dare sfoggio del mio stile scanzonato e sopra le righe.
2002 Vengo scelto tra una rosa di partecipanti e la mia opera viene pubblicata su un’antologia di poeti esordienti. Dopodiché, la mia indole di vagabondo mi porta a girare il mondo in cerca di nuove e stimolanti avventure.
2007 Tornato in pianta stabile in Italia, realizzo e porto avanti a ritmi serrati due blog: uno impegnato e uno di strip irriverenti. Accantono provvisoriamente la mia vita da scrittore per vestire i panni di blogger.
2008 Inizia la mia vita di recensore di fumetti e parallelamente collaboro come sceneggiatore ad un fumetto online per una nota casa editrice italiana. Negli anni a venire realizzo quattro albi (più altre opere che sfortunatamente si arenano durante la gestazione).
2010 Collaboro con due noti siti di viaggi come recensore, condividendo esperienze vissute in questi decenni in giro per il mondo.
2012 Nuova impresa: Direttore Editoriale di una fanzine online. Nuove responsabilità ma grandi soddisfazioni. 2014 In una notte buia e tempestosa rileggo ‘Ancora e mai più (nelle mutande)’. Vedendo i limiti di quella mia adolescenza letteraria e le mie attuali capacità di narratore, un’idea folle mi balena nella mente:‘ Perché non fargli un restyling?’. Ma quello che sembra essere solo un breve lavoro di correzione si rivela un’impresa mastodontica. Il risultato? Ai posteri l’ardua sentenza.
2015 Il libro è ormai acquistabile online e nelle librerie d’Italia. Un sito è nato per far conoscere l’opera nel web. Anche i social network vengono coinvolti in questo progetto. Nel frattempo, oltre a girare il bel paese per promuovere l’opera ed abbracciare nuovi mezzi per divulgarlo, proseguo i miei impegni di recensore, blogger, direttore editoriale e lettore accanito. E tra un impegno e l’altro, mi circondo di amici che stimo e a cui voglio bene.













Titolo: Margot
Autore: Monika M
Editore: Eretica Edizioni
Pagine: 214
Genere: Narrativa
Prezzo: €11.50
Acquistabile su Amazon-Eretica Edizioni



In un epoca in cui l'accusa di eresia era diffusa più del pane ,alcune donne si­ convinsero di esser streghe. Esser erboriste o levatrici era già indizio di colpa nella Germania del 1600 sconvolta dai roghi della Santa Inquisizione . Margot­ nasce e cresce in questo clima di superstizione ma , caparbia ,libera e coraggiosa imporrà a sé stessa come unica colpa il sapere, la conoscenza.

"Il ...dolore patito impedirà alla tua mente di dimenticare ed al tuo cuore di perdonare , Loro mai più potranno avvicinarsi a te... "
Poco prima di perdere del tutto i ­sensi ,accasciata tra la neve morbida , ­Margot si domandò chi fossero "Loro" e ­comprese con un brivido che loro erano tutti . Nessuno avrebbe mai potuto comprendere quella strana bambina.


Estratto
L’ALBA DEI SUOI OCCHI
1592 Bayern
Il vapore umido saturava l’aria mentre il debole fuoco al centro della stanza scoppiettava pigro non molto lontano dal dolore urlato dalla donna. I rumori provenienti dall’ esterno narravano di una pioggia fitta, incessante, che andava infangando il mondo. Le grida della donna, seduta sul marcio sgabello di legno, maledicevano il nervoso marito che, all’esterno della casa, attendeva il pianto della nuova vita che la moglie gli avrebbe donato, nuovamente. Sorpreso il contadino mormorava una preghiera che credeva di non sapere, volta a chiedere gli venisse donato il bramato erede maschio. Mani nodose ed aride si sfregano nervosamente mentre con voce severa l'uomo sgridava le due figlie che giocano, indifferenti al dolore della madre, impastando il fango da terra raccolto come creta da plasmare in un sudicio gioco.
- Si! un maschio, un maschio ci vuole in questa casa di contadini! - bisbigliò con la disperazione nel cuore, quale benedizione sarebbe stata , ma una strana atmosfera regnava in casa da giorni, segni di sventura si susseguivano gettando i loro semplici cuori nel terrore e nello sconforto. Veloce si fece il segno della croce e cupo attese che il fato decretasse la sua fortuna o sventura. Finalmente con l’ennesima spinta, che la fece tremare fino alle viscere, la donna riuscì ad espellere il piccolo corpo che da mesi ospitava, sperando lo sgabello non cedesse proprio in quel momento, mentre sfinita si appoggiava alla levatrice che per tutto il tempo, instancabile, le aveva sostenuto la schiena, incoraggiandola.
Un forte odore di muffa accolse il suo pianto, una povera stanza scura e spoglia i suoi occhi verde smeraldo che attenti già tutto guardavano. Mamma e figlia si fissarono. Lo sguardo deluso e spaventato della donna che, ancora sofferente per le fatiche del parto, respingeva da se e dal nutrimento del suo seno , disconoscendola, quella creatura così diversa dalle due precedenti figlie . Quei capelli, tanti, lunghi e neri e quegli occhi enormi già aperti così attenti che tutto seguivano e comprendevano, erano senza dubbio segni che le donne timorose del Maligno conoscono bene.
- Subito, te ne devi disfare subito... - mormorò la levatrice fuggendo spaventata, senza rivendicare neppure il suo compenso che avrebbe portato a lei sventura per aver aiutato a nascere un figlio del demonio.
L’uomo passeggiava nervosamente attorno al giaciglio tenendo disperatamente la testa tra le mani, scuotendola nervosamente, pensando a come disfarsi di quella disgrazia generata nella sua casa. Non aveva neanche il coraggio di guardarla, conoscendo i poteri di quegli esseri maledetti, temendo potesse prendere il sopravvento sulla sua mente e manipolarlo salvandosi dalla sorte avversa che la attendeva. La avvolse in un panno lercio di sangue trovato a terra vicino al letto e senza guardarla la gettò maldestramente in un cesto di vimini usato per portare in casa il carbone
- Affiderò quel corpicino al bosco, i lupi sazieranno i loro stomaci vuotati dal freddo inverno con morsi voraci e feroci e se sarà fortunata non avrà neanche tempo di soffrire. - annunciò infine guardando rabbiosamente la moglie che riteneva colpevole di tale abbominio.
Le imposte sbattevano violentate dalla tempesta che fuori imperversava, con cuore gonfio di terrore l'uomo pensò fosse giunta la fine del mondo. Uscì lesto per compiere ciò che non poteva es-ser rimandato, sfidando il temporale. Sentì le braccia tremare al pensiero del destino che attende quel fragile fagottino, ma con rabbia si ordinò di non aver pietà e di farlo in fretta, che la sua volontà già vacillava dominata da quell’essere immondo. La gelida pioggia alimentava ancor più quei brividi che gli scuotevano violentemente il corpo, brividi di repulsione per quel che stava facendo, - sangue del mio sangue! - pensò mentre avvertiva che il cuor suo si paralizzava dal dolore come divenisse di duro granito. Senza voltarsi lasciò tra le radici di un’antica quercia la cesta muta, che impotente attende il suo destino ormai segnato. Come una gigantesca ombra i torrioni di Rothenburg dominavano l'orizzonte annacquato dalla pioggia incessante e con rabbia il contadino pensò, guardandola, che i signori che al sicuro di quelle mura vivevano non dovevano certo preoccuparsi di simili sventure, mestamente tornò alla sua misera capanna, Dio non aveva ascoltato la sua preghiera, ed accettando la misera condizione che gli era stata riservata sentenziò
- Sia fatta la Tua volontà! -



Monika M., autrice del romanzo Margot, nasce a Roma nel 1976. Amante dell’arte rinascimentale e della storia medioevale, curiosa indagatrice di quel che fu la follia dell’ inquisizione.



Lettori, anche oggi posso dire che sono tutti libri diversi fra loro...Alcuni molto curiosi direi, voi cosa ne pensate?





6 commenti:

  1. mi piacerebbe leggere il secondo e l'ultimo libro sembrano interessanti

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    1. Ciao Patrizia, credo che Margot possa essere una bella sorpresa!

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  2. l'ultimo titolo mi incuriosisce molto! :)

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  3. Grazie spero poi siate riuscite a leggere il mio Margot :D
    ora in pubblicazione con il nuovo romanzo ... ;)

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    1. Ciao, si, l'ho letto quasi subito, pensavo avessi letto la recensione, ti lascio il link: http://libropatia.blogspot.it/2016/02/margot-monika-m.html

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